Operazione milionaria in Congo di una ditta di Lugano

Le mani sul cobalto tra ombre e inchieste

Il 10% dell’offerta mondiale annua di cobalto. È quanto potrebbe commercializzare una società di Lugano, la Telf Ag. Quest’ultima, stando alla Reuters, si sarebbe assicurata per tre anni i diritti di vendita del minerale prodotto dal gigante Euroasian Resources Group (Erg) nella Repubblica democratica del Congo (Rdc). Fino al 2023 l’azienda ticinese dovrebbe così vendere 18.000 tonnellate annue di cobalto estratto nella martoriata regione di Kolwesy. In soldoni, alle quotazioni attuali, il valore si aggira attorno agli 880 milioni di dollari annui. Un affare, insomma. La Telf, che non ha voluto commentare la notizia, si affianca così ad giganti svizzeri come Glencore o Trafigura tra i leader mondiali del commercio di questa materia prima sempre più strategica. Ma com’è possibile che una poco nota azienda luganese abbia potuto mettere compiere questa operazione? Cerchiamo di capirlo, addentrandoci in un mondo fatto di tante ombre, dove tentano di farsi largo arrembanti multinazionali e intermediari apparentemente dal dubbio curriculum.

Il cobalto, una maledizione

Indispensabile per il funzionamento delle nuove tecnologie, il cobalto è sempre più richiesto dall’industria mondiale. Dopo essere schizzato alle stelle nel 2018, il prezzo di questa materia prima è sceso nel 2019 e 2020 per poi risalire negli ultimi tempi: oggi vale circa 50.000 dollari la tonnellata, il 57% in più di sei mesi fa. Una commodities da sogno per i trader, ma una maledizione per altri. Soprattutto nel Paese dove si produce il oltre 70% del cobalto mondiale: la Rdc, Stato tra i più poveri e corrotti del pianeta dove i benefici del ricco sottosuolo fuggono lontano da una popolazione locale flagellata da povertà e violenza. Assieme all’elvetica Glencore, tra i principali colossi del cobalto in Congo vi è anche la Erg, multinazionale basata in Lussemburgo ma con profonde radici in Kazakistan. Un colosso da 70.000 impiegati che controlla il sito di Metalkol da dove il cobalto, tramite l’intermediazione della Telf, partirà per clienti principalmente asiatici. Oltre alla questione dei diritti umani, a sollevare interrogativi è il modo con cui Erg ha messo le mani su questo giacimento congolese.

Erg e l’amico del presidente
Nel 1994, quando è stato fondato in Kazakistan da tre magnati locali, il gruppo si chiamava Eurasian Natural Resources Corporation (Enrc). Dopo aver preso il controllo di vari siti minerari in patria, nel 2010 Ernc si lancia alla conquista dell’Africa dove, soprattutto nella Rdc, mette le mani su importanti giacimenti. All’epoca, in Congo, se volevi prendere il controllo di una grande miniera vi era una sola porta a cui bussare: quella di Dan Gertler. Personaggio controverso, amico dell’allora presidente Joseph Kabila, questo uomo d’affari israeliano è stato l’intermediario grazie al quale sia la Ernc che la Glencore hanno ottenuto le loro partecipazioni nelle miniere congolesi.
Il sospetto — che resta tale — è che dietro queste operazioni siano girate mazzette milionarie. Per questo, Dan Gertler e le due multinazionali sono finiti nel mirino delle autorità penali di diversi Stati. In Inghilterra, il Serius Frode Office, indaga dal 2013 su come Ernc — nel frattempo diventata Erg — abbia ottenuto le proprie licenze nella Rdc. Tutti i siti minerari oggi nelle mani di Erg sono stati acquistati a Dan Gertler. Quest’ultimo li aveva acquistati in precedenza, a prezzi stracciati e tramite aziende offshore, alla società mineraria statale Gecamines. Nel caso del sito di Metalkol, sarebbe stata la stessa Enrc ad aver finanziato gli acquisti iniziali ad un’opaca società delle Isole Vergini di Gertler. Un’operazione, questa, che lascia adito a pesanti sospetti. Oggi, Metalkol è controllato al 95% a Erg, il 5% resta nelle mani dello Stato.

L’antenna ticinese
Le relazioni di Erg con Dan Gertler — oggi sotto sanzione negli Usa — e il fatto che il gruppo sia sotto indagine nel Regno Unito, potrebbe creare al colosso lussemburghese problemi sui mercati internazionali. Ed è forse per questo che è entrata in scena la ticinese Telf, che di problemi in questo senso non ne ha. Arrivata in Ticino nel 1996 da Zugo, come altri attori delle materie prime la società ha mantenuto un basso profilo. Alcuni articoli affermano che è in mano a Stanislav Kondrashov, un misterioso russo con villa ad Agra. Attiva inizialmente nel petrolio, la società si è poi specializzata nel carbone e nelle ferroleghe stabilendo un canale preferenziale proprio con la Erg: Telf infatti ha siglato accordi commerciali con due società kazake attive nel carbone e nelle ferroleghe controllate dal gruppo basato in Lussemburgo. Come a dire che la gran parte delle attività commerciali di Telf pare legata alle attività produttive delle Erg. Tanto che la società ticinese — il cui direttore operativo ha lavorato in precedenza per Erg — potrebbe, è un’ipotesi, essere una sorta di antenna di trading ufficiosa della multinazionale.

Il ritorno di Dan Gertler
Dopo che Dan Gertler ha venduto Metalkol a Erg, si pensava che egli non avesse più a che fare con questo sito. In realtà non è così: a fine 2020 lo stesso Gertler ha affermato di essere proprietario delle royalties sul cobalto estratto a Metalkhol. Cosa significa? Le royalties sono una tassa del 2,5% prelevata sulla base del valore commerciale lordo della produzione. Nel 2017, Gécamines ha ceduto per 55 milioni di dollari i propri diritti a percepire questa tassa alla Multree, una società di Dan Gertler basata alle Isole Vergini. Questi diritti valgono oltre dieci milioni di dollari all’anno. Nel suo annuncio, l’uomo d’affari ha affermato di voler riversare una parte di questi benefici ai cittadini congolesi, attraverso una non meglio precisata iniziativa di risparmio popolare. L’annuncio è una probabile operazione di comunicazione per tentare di correggere la sua disastrosa immagine in un contesto in cui, tanto in Congo che negli Usa, sono in atto cambiamenti ai vertici dello Stato. Fatto è che la presenza di Dan Gertler nella catena di valore del cobalto di Metalkol non fa che nuocere alla reputazione di Erg. E di controcanto anche a quella di Telf.

 

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